Archivio per settembre 2018

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 – CAMMINARE LA RESISTENZA

30 settembre 2018

locandina RESISTENZA-18

Domenica 7 ottobre 2018 avrà luogo il consueto appuntamento con “CAMMINARE LA RESISTENZA“, l’iniziativa promossa dall’Ecomuseo Valle Elvo e Serra in collaborazione con le sezioni ANPI Valle Elvo e Serra e Sala Biellese e con Legambiente Biella.
Con partenza dalla Trappa di Sordevolo, il percorso si snoderà fino al Varnei, alla baita che nell’autunno del 1943 vide la nascita di uno dei primi distaccamenti partigiani biellesi, il “Nino Bixio”: appuntamento alle ore 9:30 presso la Trappa.

Nel pomeriggio, alle ore 14:30, si terrà – sempre alla Trappa – la proiezione del docufilm IL PREZZO DELLA LIBERTA’.

Realizzato dalla Casa della Resistenza di Sala Biellese con la regia di Pier Giorgio Clerici, il film ricostruisce i tratti salienti della vicenda umana del professor Angelo Cova (1892-1945) attraverso i ricordi della figlia Vittoria (1935) – integrati da ricerche d’archivio – e la preziosa testimonianza di Giulio Jona (1931), a cui nel dicembre 1943 la famiglia Cova offrì ospitalità e aiuto per sottrarsi alla persecuzione nazista contro gli ebrei.
Antifascista fin dagli anni Venti, Angelo Cova fu a lungo osteggiato dal regime prima di trovare impiego come insegnante a Biella. Tra i primi a partecipare alla formazione del movimento partigiano biellese, fu arrestato nel dicembre 1943 e deportato nel campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, da dove fece ritorno nell’estate del 1945 ormai irrimediabilmente debilitato nel fisico.

Ilprezzodellalibertà

 

 

 

 

 

 

 

Nespolo: “Il decreto del Ministro Salvini produce solo paura e discriminazione”

25 settembre 2018

 

 

 

 

QUANTI BEI COLORI HA OGGI BIELLA!

23 settembre 2018

Il chiudere le vostre porte

non ci chiuderà mai fuori.

Il chiudere le vostre porte

può solo chiudervi dentro

(John Trudell – Cuore di tuono- Sioux Santee)

L’assembramento di persone che hanno risposto all’appello del Coordinamento antifascista Biellese comincia ad invadere il giardino e la parte della piazza Lamarmora su cui si affaccia la Villa Schneider, dove il fascismo del passato ha dato le peggiori prove di sé in città nei venti mesi della Lotta di Liberazione. I compagni che giungono da Varallo sono furenti: “Siamo andati a bere un caffè nel bar lì all’angolo: lo sapete che ci sono due con la camicia della Decima Mas?”. Si minimizza: “Loro in due noi trecento” perché se appena scoppia una scintilla domani i media ne parleranno come di un grande incendio che oscurerà la marcia di oggi. A portare il benvenuto sul cancello della Villa, e a dare un senso di continuità storica, la Partigiana Lea Gariazzo, ed i Partigiani Franco De Marchi “Mela” ed Efrem Galliera “Orlando”.

La maggioranza dei presenti è sconosciuta a quelli che scendono in piazza da anni: sono giovani, donne, individui uno diverso dall’altro per cultura, appartenenza (anzi sarebbe meglio dire per mancanza di appartenenza) partitica. Sono cittadini quietamente indignati e preoccupati, ma soprattutto determinati a reagire all’ondata di razzismo e fascismo che pervade la quotidianità. Che vogliono farsi sentire, e che non temono di essere considerate antipolitiche perché usano la strada e la piazza come strumento per denunciare bisogni ed esprimere richieste. Persone che non vogliono continuare a credere nella dignità e nel rispetto.

Apre gli interventi Luciano dell’ANPI con alcuni brevi cenni storici ed una sottolineatura dell’ultima “impresa “di Casa Pound di ieri sera a Bari, e poi riporta la volontà dell’ANPI nazionale di costituire un Osservatorio permanente su Razzismo e Fascismo. Ora si possono srotolare gli striscioni, innalzare bandiere e cartelli, alcuni seri e diversi altri che la mettono sullo scherzoso. In breve questa marea variopinta si fa Marcia lungo la stretta via Gramsci. Ci si incammina lentamente, la strada sarà lunga, oltre i due chilometri e mezzo di oggi, bisogna saper programmare bene gli sforzi, seguendo le note sulle ruote del furgone ( mi dicono che si deve dire Sound System) guidato da Valter, alla cui regìa siede (anzi, cammina a fianco) Luca. La musica sparata alta attira i cittadini incuriositi (distratti, timidi o contrari alla nostra iniziativa? Ci interrogheremo su questo) ma non ne cattura granchè.

Riempire via Italia non è un problema, in Piazza Vittorio Veneto si fa la prima fermata per dare la voce ad Anita, che ci apre una finestra sull’omofobìa, e ad Alessandra, Cristiana e Viola che affrontano il sessismo dal punto di vista delle donne.

Si riparte, il colpo d’occhio su via Torino è una visione di cui dubitavamo fino a poco fa, e ci fa sciogliere alcune tensioni: che bei colori ha oggi Biella, sarebbe stato un vero peccato lasciarla del solito grigio senza attraversarla!

In via Addis Abeba ci accorgiamo che la strada così larga ci fa un cattivo servizio, sembriamo meno di quanti in realtà siamo, qualcuno ci dice che dovevamo fare gli striscioni più larghi per riempirla tutta. Ci fermiamo per far raccontare a Sonia le difficoltà e le esperienze di accoglienza alle persone che vengono qui per cercare una vita migliore (o forse, solo per poter vivere).

Raggiunta via Galimberti, Marco tratteggia i caratteri dei nuovi fascismi. La Marcia ha cominciato a sfoltirsi, siamo alle soglie delle due ore di cammino. Daniela sale sul camion e ci illustra una mappa dei bisogni della città e della sua composizione sociale.

In via 53° Fanteria chiude gli interventi Nicolò, che ringrazia i partecipanti e conferma che questo è solo l’inizio di un percorso, dando appuntamento ai prossimi impegni.

L’ultimo tratto ci porta nell’area dello Skate park. Ci si può permettere qualche spiritosaggine, tipo l’invito (una delle poche cose di oggi che arrivano dall’altro secolo a pensarci bene): –Chi non salta Salvini è– che viene accolto da quelli che hanno preso così tante botte da non ricordarle tutte con una vecchia battuta di Cipputi: Non abbiamo più la schiena di una volta. Ora sul camion ad eseguire musica dal vivo salgono il gruppo multietnico dei Metissage e altri rappers, mentre le bandiere e gli striscioni tornano nei loro foderi. Ci si saluta, ci si lascia momentaneamente, ma si sa di ritrovarsi da domani su foto postate sui social, sui messaggini e nelle mail. C’è soprattutto la percezione che saremo capaci a continuare, e che in questi compagni di viaggio c’è una consapevolezza condivisa: che sarà un impegno molto piacevole, anche se abbastanza faticoso, non perderci di vista al fine di  valorizzare questa nostra diversità così fruttuosa. Sappiamo anche che dovremo lavorare per allargare gli inviti a chi vorrà entrare nel Comitato in formazione, e che finora, per tanti motivi, ma nessuno insuperabile, ne è rimasto fuori.

Restare umani, come abbiamo fatto questo pomeriggio, è un dovere per cui è valsa e varrà la pena spendersi.

Luciano Guala

ANPI Provinciale

Di ritorno dalla Marcia Biella Ribelle Antifascista Solidale

 

 

 

 

 

 

 

BIELLA RIBELLE, ANTIFASCISTA, SOLIDALE

13 settembre 2018

Biella ribelle antifascista solidale

 

Il Comitato provinciale biellese dell’ANPI,

  • indignato dalle notizie circa la presenza sul territorio biellese di organizzazioni politiche neofasciste;
  • preoccupato da un clima politico spesso non rispettoso della Costituzione;
  • richiamati i valori dell’Antifascismo e della Resistenza;
  • ricordate le numerose iniziative nazionali e locali dell’ANPI volte a contrastare la recrudescenza dei fascismi,

aderisce alla manifestazione “BIELLA RIBELLE ANTIFASCISTA E SOLIDALE”,
auspicando che la manifestazione sia aperta alla più larga, plurale, democratica e non violenta partecipazione di tutti gli antifascisti e le antifasciste.

 

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DOMENICA 16 SETTEMBRE 2018 – FESTA PROVINCIALE ANPI NOVARA

10 settembre 2018

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“L’UE cambi radicalmente le sue politiche economiche e sociali o non si arresterà la crescita dei partiti di estrema destra”

10 settembre 2018

 

 

 

 

AI PIEDI DELLA GEMEVOLA – NOVEIS, 2 SETTEMBRE 2018

2 settembre 2018

Fra un temporale e l’altro di questa fine estate, il mattino di domenica 2 settembre ci regala una pausa di cielo incredibilmente sereno, che permette di salire in Valsessera per l’annuale raduno organizzato dal Comune di Caprile e dalla Sezione ANPI locale, in memoria dei tragici fatti del 1994 in cui trovarono la morte 6 giovani Partigiani. Il ritrovo è come sempre all’Albergo ristorante Noveis, dove la banda Verdi di Coggiola accoglie l’arrivo dei partecipanti con le sue note “resistenti”. Ad arricchire la giornata è la presenza di diversi Partigiani della zona, incuranti della fatica che li aspetta per raggiungere il monumento al culmine della Gradinata della Pace e della Libertà.

Fra uno sguardo al panorama, stamani particolarmente luminoso, ed un occhio fra le felci, per scoprire qualche fungo, il corteo si muove dietro ai numerosi gonfaloni Comunali ed alla bandiere dell’ANPI.

Nella piccola radura fra le betulle che ci ospita, campeggia un cartello che recita:

 

La battaglia di Noveis

La seconda guerra mondiale segnò la fine della “stagione turistica d’oro” della piccola Svizzera del Biellese. Gli alberghi aprivano i battenti d’estate, ma le schiere di allegri frequentatori vennero chiamati ad altri più veri impegni. La guerra, quella vera, restò lontana e vi giunse solo nel 1944con l’avvento della Resistenza.

La posizione strategica dell’altopiano favorì l’insediamento di alcune formazioni partigiane, con un Distaccamento della 50.a Brigata e un reparto del Battaglione “Creola”.

Il 20 luglio 1944, nel corso di un’offensiva nazifascista, il Distaccamento venne accerchiato e i partigiani, numericamente inferiori e male armati, resistettero solo alcune ore prima di ritirarsi verso il Monte Barone, da dove riuscirono a sfuggire all’assedio.

Durante la battaglia, sette giovani partigiani vennero catturati e fucilati in questo luogo. Solo tre di loro sono stati identificati: Antonio Gobbi, Mario Silvola ed Antonino Toscano, mentre gli altri quattro sono rimasti ignoti.

 

A fare gli onori di casa, il Sindaco di Caprile, Massimo Paganini, e il Dr. Stefano Marabelli, dell’ANPI Vallesessera, con il nonno Nenello “Aramis”, che di questo Monumento, della Gradinata, e della Memoria di questo luogo è stato il fondatore, l’instancabile divulgatore e l’appassionato custode.

L’Avvocato Gianni Chiorino porta il saluto del Comitato Provinciale dell’ANPI, Associazione che si fregia del titolo di Ente morale. Lancia un monito che è un invito alla cittadinanza attiva: “E’ arrivato il momento di mobilitarci e di nobilitarci perchè ci viene inoculato il veleno che dice che il sovranismo è l’espressione della sovranità citata nell’articolo 1 della Costituzione. Stiamo attenti, perché il sovranismo è l’anticamera del nazionalismo che ha dato luogo alla Prima ed alla Seconda guerra mondiale”. A fugare dubbi sull’autonomia dell’ANPI dai Partiti dice che “ La funzione dell’ANPI, soggetto politico ma apartitico, non è quella di vincere ma quella di convincere”.

Stefano Marabelli divide il suo intervento in due parti. Quello puramente storico, in cui fra l’altro sottolinea che la tesi che i nazisti fossero i cattivi ed i fascisti i buoni che cercavano di limitare i danni sia profondamente errata, e motiva questa sua affermazione portando ad esempio la vicenda del Partigiano Remo Sala, qui catturato, che solo grazie allo scambio di prigionieri proposto da un austriaco sfuggì alla morte cui l’avevano frettolosamente condannato i fascisti italiani della RSI. Nella seconda parte del discorso spiega l’attività dell’ANPI: “Noi ogni anno cerchiamo di fare due cose: la prima è mantenere la memoria di questi eventi” e riflette sulla “differenza fra ricordo (tutto è ricordo) mentre la memoria è qualcosa che ha a che fare con lo spirito, che ci tocca dentro, che quando incontriamo questi eventi non ci imbattiamo in una semplice storia, ma in una cosa che una volta conosciuta ti cambia, ti fa essere un’altra persona”.
Il secondo campo d’azione che sottolinea è: “La seconda cosa è che, come ente morale abbiamo il grande compito di costruire il terreno su cui è possibile il confronto politico, e noi intendiamo la politica nient’altro che la realizzazione dei principi morali dell’uomo”.
Invita a dare un nome alle cose, strappando l’applauso dei presenti:” Il vento del nazionalismo che spira dall’Est è fascismo, dobbiamo dirlo, e noi siamo qui per arginare questa deriva: glielo dobbiamo a questi morti”.

L’orazione conclusiva è affidata al Dr. Giorgio Gaietta, Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese ed in Valsesia. Esordisce ricordando la vicenda dei Prigionieri di guerra che scappavano dai campi di prigionia verso la Svizzera: “Nei volti di quei soldati la nostra gente vedeva i volti dei propri figli, fratelli, mariti, mandati a combattere nei Balcani, in Russia, in Africa, di cui non avevano notizie da tempo”.
Non nasconde la preoccupazione e l’angoscia perché pare che non si abbia la percezione di quello che sta accadendo in Europa “Parole un tempo impronunciabili stanno diventando normali” e lancia l’allarme “In una società veloce una democrazia lenta finisce per essere travolta”. Pensando a cosa è successo a metà del secolo scorso crede che sia “Possibile dire no alla sopraffazione, alla violenza, all’egoismo, al cinismo, all’apatia ed alla paura. Se per uscire dalla crisi qualcuno pensa ancora che la soluzione possa trovarsi ispirandosi a modelli totalitari che sconvolsero la storia continentale vuol dire che c’è l’assoluta necessità di tenere viva la conoscenza di quanto avvenne e di riflettere sui passaggi storici fondamentali del nostro Paese perché non tornino a diffondersi i segni della malattia politica che colpì l’Europa a partire dall’Italia”.
Cita le parole di uno scritto di Nuto Revelli “Lo Stato che va a ramengo dopo l’8 settembre, insomma eravamo finiti in fondo al pozzo”.
Avviandosi al finale riflette sul significato della parola Patria:”Non si può condividere l’idea che in quell’8 settembre sia morta la patria. Invece la Patria si è data forme diverse dal ventennio precedente, si è identificata in valori come la libertà, la democrazia, la giustizia sociale, la pace, come recita la nostra Costituzione. E’ di questo che dobbiamo ringraziare razionalmente, prima che dal punto di vista emozionale, i Martiri di Noveis: questo è il grande regalo che ci hanno fatto tutti gli uomini e le donne della Resistenza, che noi siamo chiamati a difendere aggiornando questo regalo ai caratteri della società di oggi. Perché quando le crisi delle Istituzioni e dei partiti si intreccia con la recessione economica si genera un bisogno di sicurezza che può essere più forte del bisogno di libertà, aprendo spazi a culture politiche e sentimenti di chiusura se non di odio”.

Chiude la cerimonia la Santa Messa officiata da don Ezio, poi si ritorna all’Albergo per il pranzo.

La Gemevola ha messo il broncio, nuvole basse ne nascondono la vetta. E’ ora di scendere, ma non di tornare a casa: ci aspettano scuole, piazze, e una quotidiana attività di vigilanza, perché è tempo di una nuova Resistenza.

 

Luciano Guala

ANPI Vallecervo e Provinciale