Archivio per ‘Nazionali’ categoria

“IL 7 LUGLIO TUTTI CON UNA MAGLIETTA ROSSA PERCHE’ I BAMBINI SONO PATRIMONIO DELL’UMANITÀ”

3 luglio 2018

PATRIA INDIPENDENTE – ANNO III N. 50

21 giugno 2018

E’ online il nuovo numero di Patria Indipendente, il quindicinale dell’A.N.P.I.

Patria Indipendente

Patria

 

 

 

 

 

“I CENSIMENTI ETNICI NON APPARTENGONO ALL’ITALIA DEMOCRATICA. IL MINISTRO DELL’INTERNO SMETTA DI PROVOCARE LA COSTITUZIONE SU CUI HA GIURATO”

21 giugno 2018

Dichiarazione della Presidente nazionale A.N.PI., Carla Nespolo

19 Giugno 2018

I censimenti etnici non appartengono all’Italia democratica. Questo Paese ha la memoria lunga e una naturale tensione all’accoglienza che va sostenuta non repressa. Per chi delinque, per tutti quelli che delinquono, senza distinzione di razza, esistono le leggi ordinarie. La smetta il Ministro dell’Interno di provocare la Costituzione su cui ha giurato. Smetta questo vergognoso e intollerabile andazzo di odio e divisione sociale.

Carla Nespolo – Presidente Nazionale A.N.P.I.

 

 

 

 

 

“SI APRANO I PORTI ALL’ARRIVO DI VITE UMANE CHE FUGGONO DA CONFLITTI E DISPERAZIONE”

11 giugno 2018

L’appello di ANPI, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.

ANPI Nazionale

Arci Nazionale

Azione cattolica italiana

Legambiente

Libera

Rete della Conoscenza

11 giugno 2018

 

 

 

 

 

“300.000 LE FIRME RACCOLTE PER L’APPELLO MAI PIU’ FASCISMI. IL 2 GIUGNO A BOLOGNA UN GRANDE GIORNO DI UNITA’ E DEMOCRAZIA”

31 maggio 2018

2 giugno 2018 - una Repubblica antifascista e antirazzista

31 Maggio 2018

 

 

 

 

DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE A.N.P.I. CARLA NESPOLO

29 maggio 2018

Il Presidente della Repubblica ha rispettato i doveri affidatigli dalla Costituzione. La richiesta di metterlo in stato di accusa è perciò un atto grave e pericoloso perché può dare spazio a spinte eversive in una fase molto delicata della vita del Paese. Oggi c’è un vero e proprio allarme democratico. Faccio appello a tutte le forze politiche che hanno a cuore la tenuta civile dell’Italia e la saldezza delle Istituzioni, a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opzioni ideali e dalle loro scelte elettorali, alla massima unità a difesa della Repubblica antifascista e della Costituzione. L’ANPI esprime piena solidarietà al Presidente Mattarella.

Carla Nespolo – Presidente Nazionale ANPI

28 maggio 2018

Dichiarazione della Presidente nazionale A.N.P.I. Carla Nespolo

LogoANPI

 

 

 

 

 

2 GIUGNO 2018 – UNA REPUBBLICA ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA

20 maggio 2018

2 giugno 2018 - una Repubblica antifascista e antirazzista

 

 

 

 

“SIAMO INDIGNATI PER IL BAGNO DI SANGUE IN PALESTINA: ONU E UE INTERVENGANO IMMEDIATAMENTE”

15 maggio 2018

 

 

 

 

L’A.N.P.I. E ALCUNE QUESTIONI CONNESSE AL 25 APRILE

8 maggio 2018

Roma, 7 maggio 2018

L’ANPI e alcune questioni connesse al 25 aprile

Come ogni anno, forse questo 2018 ancora di più, il 25 aprile è stata una grande giornata di festa e di memoria attiva, un appello contro ogni fascismo, razzismo e nazismo, una richiesta corale di pace e di giustizia nel mondo. Come ogni anno l’ANPI è stata l’anima della quasi totalità di tali manifestazioni, promosse per lo più in collaborazione con ciascun Comune e con altre associazioni e organizzazioni. È perciò giusto ribadire a tutti i Sindaci ed alle altre autorità preposte la richiesta di rispettare ed onorare il 25 aprile come Festa nazionale della Repubblica.

Ma anche quest’anno, come già avvenuto in qualche circostanza passata, vi sono stati limitati tentativi di esclusioni, autoesclusioni o autoallontanamenti che si potevano e si possono evitare costruendo un clima di dialogo e di confronto da parte di questa o quella comunità.

Colpisce vedere come l’attenzione dei media si sia concentrata prevalentemente su tali episodi, invece che sul carattere popolare, nazionale e unitario della quasi totalità delle manifestazioni.

La questione più dolorosa riguarda alcune comunità ebraiche che, difformemente da tutte le altre, hanno disertato l’iniziativa promossa dall’ANPI in base a due presupposti: il primo è la presunta illegittimità della presenza di qualsiasi segno della questione palestinese nel contesto della manifestazione; il secondo è la richiesta perentoria, meglio, l’imposizione di un obbligo che l’ANPI avrebbe, e cioè quello di impedire nelle manifestazioni qualsiasi riferimento, diretto o indiretto, alla questione palestinese.

Ci paiono richieste che non solo contrastano con i principi di tolleranza e di disponibilità che dovrebbero caratterizzare tali manifestazioni, ma che attribuiscono all’ANPI un “dovere” peraltro inammissibile costituzionalmente, ove all’art. 21 si dispone che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Per la manifestazione di Roma, l’ANPI ha deciso di essere rappresentata in corteo solo dalle bandiere della Resistenza italiana ed europea. Ma tale proposta non poteva né può essere ritenuta un impedimento alla libertà di espressione di chiunque volesse partecipare all’iniziativa.

L’ANPI dai tempi della sua nascita, com’era ovvio e doveroso, ha fatto propria la causa del contrasto irriducibile ad ogni discriminazione, come peraltro enunciato dalla Costituzione, ove si afferma che tutti i cittadini “hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

L’ANPI in ogni modo ed in ogni forma, come parte integrante ed ineliminabile della formazione antifascista e democratica, ha contribuito a informare sul dramma della Shoah, approfondendo, scavando, rivelando, promuovendo incontri e convegni, disponendo centinaia di articoli sulla sua stampa, a sostegno di una parte sola: la parte degli ebrei sterminati con la Shoah e dei sopravvissuti. Questo – sia chiaro – era, è e sarà un preciso e intramontabile dovere dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Per questo l’ANPI condanna senza appello le parole di Abu Mazen che attribuiscono proprio agli ebrei delle responsabilità sulle ragioni del loro sterminio: parole gravi, inaccettabili e irricevibili.

L’ANPI, pur non confondendo mai due questioni collegate ma distinte, e cioè la Shoah e lo Stato d’Israele, ha sempre affermato la legittimità di tale Stato ed il diritto alla pace ed alla sicurezza dei suoi cittadini, sostenendo peraltro anche il diritto del popolo palestinese a un proprio Stato, ma l’ANPI ha criticato, giudicando sempre i fatti e mai i governi come tali, le scelte del governo di Israele quando queste apparivano in contrasto con i principi ispiratori della pace, della libertà, della convivenza fra i popoli e dei diritti umani.

Di conseguenza l’ANPI ritiene legittimo e doveroso criticare – come peraltro ha fatto gran parte della comunità mondiale ed anche parte dell’opinione pubblica israeliana – ciò che è ripetutamente avvenuto al valico di Karni dove, com’è noto, sono stati uccisi decine di palestinesi e feriti migliaia di palestinesi, quanto meno per uso sproporzionato della forza. Tutto ciò non ha nulla a che vedere né con la Shoah né con l’antisemitismo; si tratta di due categorie che nella loro tragica unicità non possono e non devono essere utilizzate come un’accusa infamante contro chiunque critichi qualsiasi azione militare o civile da parte del governo israeliano nei territori della West Bank.

In occasione del 25 aprile, sia pure in modo sporadico, è emerso contro l’ANPI in qualche comunità e in qualche personalità del mondo ebraico italiano un’ostilità stupefacente che crea amarezza e tensioni. Sovente l’elemento scatenante di tali polemiche è stata la contestazione – o l’ipotesi della contestazione – alla presenza della Brigata Ebraica e della sua bandiera nei cortei. La Brigata Ebraica è stata a tutti gli effetti parte degli eserciti alleati che hanno contribuito a liberare l’Italia dal nazifascismo. Abbiamo detto, diciamo e diremo che ogni contestazione e a maggior ragione ogni violenza contro la Brigata Ebraica va condannata fermamente. Aggiungiamo, anche se è ovvio, che più in generale va condannata fermamente ogni violenza di qualsiasi genere sia nel corso della manifestazioni del 25 aprile, sia in qualsiasi altra manifestazione.

L’ANPI nei limiti delle sue forze, ma nel rigore dei suoi principi, farà il possibile perché tutte le comunità possano incontrarsi e dialogare sapendo che le politiche di muri e di frontiere portano alla lunga solo odi e rancori, ed in ultima analisi nuovi disastri.

Il 25 aprile di quest’anno è stato caratterizzato ovunque da parole d’ordine di pace e di antifascismo, cogliendo così i temi oggi essenziali della battaglia per la democrazia: il contrasto allo scenario di tensioni internazionali e di guerre che si va purtroppo estendendo e la lotta contro formazioni di tipo neofascista, neonazista e razzista che da tempo in Italia e in Europa hanno pericolosamente rialzato la testa. L’ANPI ribadisce che solo un grande movimento unitario, come quello che si è manifestato in occasione del 25 aprile di quest’anno, potrà efficacemente lottare per la pace nel mondo e vincere la sfida contro i neofascisti.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

Il Contratto della Montagna : Debutta FABBRICA di GUERRA

9 settembre 2014
  • Debutto venerdì 12 settembre, alle 19, con un’ospite speciale Wanda Canna: staffetta partigiana di Borgosesia, donna dal carattere forte e grande ironia, che racconterà alcuni aneddoti legati al periodo degli scioperi del 43 e 44, aprendo così le tre giornate teatrali di totale immersione nel Contratto della Montagna.
  • Sabato 13 settembre, alle 19, ospite Giorgio Lozia, miaglianese, ricercatore del gusto, scrittore di libri relativi alla tradizione culinaria biellese e alla Valle Cervo, in particolare. Per Fabbrica di guerra ripropone una lezione creata appositamente per noi sui cibi del periodo della guerra, raccogliendo piatti curiosi e le testimonianze di signore la cui età media è intorno ai 90 anni, Alba Albertazzi, Bianca Rosa Gremmo Zumaglini e Rosa di 104 anni.
  • Domenica 14 settembre, sempre alle 19, la Dott.ssa Elena Accati ci presenterà il suo libro: “Infanzia di guerra in Valle Cervo: un giardino di ricordi”. La sua testimonianza di bambina sfollata in quel periodo in Valle Cervo, è ricca di spunti e riflessioni e di testimonianze di altri protagonisti di un’epoca dolorosa. Il libro si snoda attraverso dodici capitoli. Ognuno di essi ha come filo conduttore una specie vegetale.

Debutta, dopo mesi di preparativi, un evento di teatro partecipato al Lanificio Botto di Miagliano. Più di 60 le persone coinvolte nella creazione di uno spettacolo ad ampio respiro che ha scelto come luogo di rappresentazione gli spazi infiniti di un opificio fermo da quasi 30 anni. Il Lanificio vuole essere emblema di tutte le fabbriche  del Biellese, che in qualche modo possono rivivere e,  soprattutto, vuole raccontare una storia del nostro passato per ancorarci al presente: Il Contratto della Montagna, accordo sindacale rivoluzionario avvenuto nel 1944 in pieno conflitto mondiale.

Il titolo dello spettacolo è FABBRICA DI GUERRA e vede il pubblico trasformarsi per una sera, tra stupore, finzione e divertimento in operaio dell’epoca proiettato in un mondo governato da misere condizioni di vita, dalla fame, l’ingiustizia, l’oppressione. E’ previsto dress code, ma nel caso in cui l’abbigliamento presentato alle costumiste non sia consono esse provvederanno a  fornire allo spettatore adeguato travestimento!

All’ingresso, con il biglietto da 15 euro, si riceve anche la TESSERA ANNONARIA che dà diritto alla razione di guerra e alla scelta di abiti (da restituire all’uscita)

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO
Operaia/donna anni ’40

  • Gonna appena sotto il ginocchio, svasata o a pieghe (no gonne a tubo)
  • Camicetta maniche lunghe o corte, meglio se arricciate all’attaccatura, di cotone o maglina (in alternativa a gonna e camicetta vestito intero dalla stessa linea)
  • Eventuale golfino lunghezza vita, abbottonato davanti
  • Scarpe basse, con mezzo tacco comodo oppure di linea ortopedica (no scarpe da ginnastica)
  • Tessuti: tinta unita, fiorellini, righe, pois

Operaio/uomo anni ’40

  • Pantaloni comodi a vita alta di linea classica preferibilmente con pinces, di colori scuri
  • Camicia maniche lunghe o corte, tinta unita o a quadri poco appariscenti
  • Gilet di tessuto o maglia
  • Eventuale pullover scollo a V
  • Scarpe comode allacciate o scarponcini (no scarpe da ginnastica)

Idem per bambini e ragazzi, colori adeguati e pantaloncini per i maschietti o gonne per le femminucce.

Informazioni contrattodellamontagna@gmail.com

Prenota on line o passa dalle rivendite per acquistare il biglietto

http://www.contrattodellamontagna.com/#/prenotateatro