A “PIC”, CHE SAPEVA ENTRARE DENTRO LA STORIA

13 febbraio 2020 di A.N.P.I. Biella Lascia un commento »

Abbiamo appreso della morte di Luigi Moranino “Pic” ai primi di febbraio, comunicata a funerali avvenuti. Era nota la sua riservatezza, e l’assoluta assenza di ogni tipo di protagonismo del suo carattere.

Nato nel 1925 iniziò ad “essere partigiano”, e non solo a farlo, con i compagni del suo paese di Tollegno, che formarono le prime bande sul Monte Cucco. Nonostante la giovane età, in breve tempo conquistò ruoli di primaria importanza.

Una tappa fondamentale che segnò un punto di svolta nel partigianato locale fu quella di Rassa, nel tragico 13 marzo in cui persero la vita diciotto Partigiani, fra cui una donna, Nella Pastorello. Lui ne fu testimone e riuscì a salvarsi, e, dopo la discesa in pianura ed il successivo ritorno in montagna, raggiunse il prestigioso ruolo di vice commissario politico della 2.a Brigata, a riprova della sua preparazione e della sua autorevolezza fra i combattenti.

A guerra conclusa, seppe coniugare la teoria della sua visione del mondo con l’impegno quotidiano, come militante del Partito Comunista Italiano, e come dirigente dell’ANPI Provinciale, quando ancora comprendeva Biellese e Valsesia.

A metà degli anni Novanta assunse pure la carica di vice-presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese ed in Valsesia, con il quale collaborò per lunghi anni.

Ha pubblicato diversi libri sulla Resistenza, collaborato alla rivista l’Impegno, ed ha anche curato il volume “Le donne socialiste nel Biellese 1900-1918”, a dimostrazione della sua grande curiosità intellettuale, della sua sete di conoscenza e della capacità di trasmetterla. La sua figura, la serietà del suo sguardo, il suo attraversare la città con la sua inseparabile bicicletta rossa mentre si reca alla Biblioteca quotidianamente per leggere i giornali e continuare le sue ricerche/studi sul Movimento operaio e sul Partigianato ci restituiscono l’immagine di una persona che non si fermava alla superficie ma voleva e sapeva entrare con la propria intelligenza all’interno di quel fenomeno così complesso, difficile ed inesplorato che è la Storia.

A noi piace ricordarlo quando il 28 aprile 2016 venne alla consegna della Medaglia della Liberazione: fu quella l’ultima irripetibile occasione in cui si ritrovarono compagni che condivisero momenti difficili, ma che diedero forma e sostanza alla nascente Costituzione ed alla nostra Repubblica.
E ci torna alla mente quella volta in cui, emozionati, ci recammo con lui, crediamo per l’ultima sua volta, a Rassa, qualche anno fa. La cosa che colpì fu vedere nei suoi occhi la tristezza come se quella strage fosse avvenuta da poco. Era profondamente legato a tutti i Caduti della Lotta di Liberazione, ma per alcuni conservava ancora un dolore acuto e presente, senza tempo.

Ricordiamo in particolare la sua amicizia e il suo attaccamento per “Okai” (Antonio Botta), uno dei caduti durante la battaglia all’Alpe Oro di Trivero, sulle pendici del Bocchetto Sessera. Il non dimenticare comporta anche che il dolore non si attenui mai. Fu di poche parole anche allora. Il nostro abbraccio alla moglie ed alla figlia.

A lui, non rimane che dire: grazie!

Per ANPI provinciale

GianFranco Barile – Luciano Guala

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