Realizzato in collaborazione con Silvia Folchi, videodocumentarista e presidente dell’ANPI provinciale di Siena
Realizzato in collaborazione con Silvia Folchi, videodocumentarista e presidente dell’ANPI provinciale di Siena
Da oggi – martedì 14 luglio 2020 – è on-line il nuovo sito della Casa della Resistenza di Sala Biellese: un ulteriore strumento per far conoscere la nostra storia, la nostra attività, le nostre iniziative.
https://www.casadellaresistenzasalabiellese.it/
Comunicato sezione A.N.P.I. Sala Biellese
Porto a Mario il saluto dell’ANPI, l’Associazione dei Partigiani di cui ha sempre fatto parte dalla fine della guerra.
Mario ha scelto di aderire alla Lotta di liberazione quando aveva appena 17 anni, con il nome di battaglia di “Fuoco” in un Distaccamento dell’ Intendenza. Il compito dei Partigiani di questi distaccamenti era quello procurare il cibo ai combattenti e farglielo avere negli alpeggi e ovunque si trovassero. Nei primi mesi della Resistenza questo accaparramento di viveri aveva
creato non pochi problemi con la popolazione, finché a metà del 1944 si crearono le Intendenze con il compito di dare una regolarità all’approvvigionamento dei rifornimenti. Questo fece migliorare notevolmente i rapporti con gli allevatori, con i contadini, con i commercianti, in quanto venivano rilasciati loro dei buoni e delle ricevute che sono poi stati tutti saldati con denaro contante dai Comandi zona.
Fuoco agiva all’interno della 2.a Brigata nelle zone collinari a noi vicine, al comando del suo distaccamento vi era “Incauto”. Andavano a prelevare le mucche nella pianura e nel Vercellese, rilasciavano il buono per il pagamento, e poi intraprendevano il lungo e pericoloso tragitto fino alle macellerie che collaboravano con i Partigiani. Da noi, la macelleria era a San Francesco, la frazione nei boschi di Pettinengo.
In una di queste spedizioni è stato catturato a Benna dai nazifascisti, e portato a Milano, da dove dopo alcune trattative è stato liberato. E’ venuto a casa col treno, il Biella- Milano, è sceso a Chiavazza e poi è venuto su. E’ ritornato nell’Intendenza, ed ha ripreso la sua attività, come prima dell’arresto.
L’aspetto che sempre sorprende noi che non abbiamo vissuto l’esperienza della Lotta di Liberazione è come quei venti mesi siano riusciti ad entrare nel profondo dell’animo di Partigiani e Staffette plasmandone gli atteggiamenti sociali e morali. La vita di Mario è stata lunga, è stata attraversata da momenti di dolore estremi, ed ha ancora subìto l’offesa della malattia che da anni lo costringeva all’immobilità.
Eppure Mario ha resistito a tutto il male, ed ha continuato a credere nei propri valori e nella propria fede politica.
Le vicende della vita a volte non ci consentono di stare vicino come vorremmo alle persone che hanno tracciato la strada della democrazia, che noi percorriamo spesso inconsapevoli di quanto sia costato realizzarla.
L’ultima volta che ho visto Mario è stato il 26 agosto del 2018, quando con altri ospiti del Soggiorno ha partecipato alla cerimonia per le case bruciate ai Giardini della Pace. Mi piace pensare che la Banda che suonava Bella ciao sia riuscita a regalargli un
momento di gioia.
Non ho avuto modo di chiederglielo, ma credo che come tanti altri combattenti come lui avesse il dubbio che tutto quello che ha fatto per riportare la Libertà in Italia sia stato inutile. Anche noi abbiamo tanti di questi dubbi, ma abbiamo anche una certezza: che se non ci fossero state persone come Mario questo paese sarebbe stato sicuramente peggiore, e senza la Costituzione che hanno scritto loro sulle montagne, nelle prigioni o sui buoni spesa saremmo in balìa di quel fascismo che anche se cambia aspetto rimane sostanzialmente lo stesso.
Per quanto ci hai dato, mentre ti salutiamo per l’ultimo tuo viaggio, ti diciamo: Grazie, Fuoco.
Zumaglia, 25 giugno 2020
Luciano Guala per ANPI Vallecervo e Provinciale
Ricordato il massacro del 4 giugno 1944 a Biella
Le parole con le quali Cesarina Bracco ci raccontò il massacro di 76 anni fa ci tornano alla mente con ancor più vigore quest’anno, mentre col il Prefetto Dr.ssa Fabrizia Triolo, il Sindaco della Città Claudio Corradino, il Presidente Provinciale dell’A.N.P.I. Avv. Gianni Chiorino e i rappresentanti delle Sezioni dell’ANPI Biellesi e di Ivrea, ricordiamo i ventuno Partigiani uccisi dai nazifascisti.
Rispettosi delle regole imposte per ridurre il contagio, non abbiamo attraversato la città con la Banda in testa, ma ci siamo ritrovati davanti al monumento, mascherinati e distanziati, con le bandiere inzuppate di pioggia, e tanta voglia di portare i nostri corpi in piazza ad accompagnare le nostre idee.
Quest’anno per la prima volta non possiamo contare sulla presenza del testimone Sergio Boraine, che da una finestrella rotonda in fondo alla piazza vide l’orrore e ce lo raccontò ancora nel 2016. E non ci sarà nemmeno il decano ultracentenario degli Alpini Silvio Biasetti, che da poco è andato avanti, come dicono i suoi commilitoni. Ancora l’anno scorso ci onorarono della loro partecipazione, che arricchì la cerimonia con una forte componente emotiva. La lista delle persone care che ci mancano è molto lunga, complice la vigliaccheria del virus che si è scagliato contro le persone più anziane e fragili.
La deposizione della corona floreale e le note del Silenzio del Maestro Massimo Folli danno il via alla cerimonia.
Dopo il saluto del Sindaco, gli interventi necessariamente stringati per le condizioni climatiche: dapprima il Presidente Chiorino che sottolinea le parole del Presidente Sergio Mattarella pronunciate in occasione della Festa della Repubblica, che indicano nell’unità la vera forza morale di questo Paese. Nell’intervento di Andrea Favario a nome della Sezione Valle Elvo e Serra l’invito a vigilare affinché le restrizioni che sono state necessarie finora non intacchino i Diritti dei cittadini.
L’impegno comune è quello di poter ritornare il prossimo anno ad una commemorazione con corteo cittadino ed accompagnamento musicale.
La breve, intensa cerimonia, si chiude, stasera dovremo far asciugare le bandiere. L’acqua che scorre verso via Pietro Micca non è più rossiccia di sangue, ma leggere i nomi e l’età di quei Partigiani giovanissimi fa ancora rabbrividire. Per questo non dimenticheremo, e non perdoneremo mai chi ha commesso quel massacro e coloro che ancora oggi li giustificano e li esaltano.
Luciano Guala
L’estremo saluto al Partigiano “Canaia”
La notizia della scomparsa del Partigiano Umberto Grandotto “Canaia” ci giunge quando per le restrizioni imposte dal contagio noi dell’A.N.P.I. non possiamo portargli di persona un saluto e stringerci intorno alla famiglia. Il suo legame con l’Associazione è sempre stato molto forte, come se fosse una seconda casa per tutta la sua vita, e non c’era cerimonia cui non partecipasse con la bandiera della Sezione di Ponderano.
La sua esperienza Partigiana inizia alla fine del 1943, nei giorni successivi alla rappresaglia nazifascista, compiuta dopo lo sciopero alla Filatura di Tollegno, ed alla prima azione dei Partigiani del “Bandiera” del 21 dicembre 1943. Lui abitava allora a Tollegno, e con una ventina di altri giovani del paese salì al Carameletto nelle prime bande di ribelli. Da lì attraversarono al Pratetto, dove li accolse un Antifascista con qualche anno in più di loro, che li istruì sulla clandestinità e la dura vita che li attendeva. Definì questo colloquio come “lo spiegone” che terminava con la frase: “… qui fino alla fine della guerra non si ritorna a casa, pensateci bene”. La risposta che dovevano dare era una di quelle che avrebbe segnato per sempre la vita di ciascuno di loro, sempre che non l’avessero persa prima sulle montagne. Canaia la racconta così, in tre parole: nui j’oma acetà, noi abbiamo accettato. Da lì è stato un susseguirsi di vicende che lo hanno visto protagonista, dalla lotta in montagna alla pianurizzazione della Resistenza. A poco più di un mese dalla fine della guerra, gli toccò la terribile esperienza di vedere uccidere a Ronco i Partigiani Bartolomero Beilis “Dui meter” e Novello Curino “Attila” catturati mentre tentavano di tagliare la linea telefonica, nella strada ora intitolata Via Libertà.Quel giorno Canaia era di pattuglia, era salito da Valsera (La Bau-sera, la chiamava così) con altri compagni, fra cui nominava sempre Breda, di origine zingara. Quell’episodio lo legò indissolubilmente a questo paese, non vi è stata cerimonia, il 25 aprile o il 27 agosto in ricordo delle case bruciate, cui non abbia partecipato. Ogni volta, in preda all’emozione, sua ed ancor più nostra, ci diceva “verrò sempre qui, finché potrò farlo”. Ancora lo scorso anno, andati a trovarlo con Carla Moglia, Sindaca di Ronco, pochi giorni prima del 27 agosto, ci ringraziò con la consueta gentilezza e ci chiese di portare il suo saluto alla cerimonia.
Ora, nel momento in cui lo salutiamo, vogliamo ritornare a quella risposta che diede entrando nella lotta: J’oma acetà. Abbiamo accettato. È in questa estrema sintesi che si coglie il valore di una scelta che, allora, alla maggior parte della popolazione appariva improponibile. Di fronte a queste parole è un bell’esercizio quello di interrogarsi su cosa avremmo risposto noi. Che sappiamo che se le persone come Canaia non avessero creduto nell’impossibile, la Democrazia, la Libertà, la Repubblica italiana continuerebbero ad essere considerati irrealizzabili. E quell’alta idea di stare insieme in pace non si sarebbe mai trasformata dal sogno di pochi in una Costituzione a difesa di tutti. Anche di quelli che continuamente cercano di modificarla. In peggio, vista la levatura dei personaggi.
Canaia, ci dicevi cha bisogna “Ten-i da menta” (ricordarsi). Noi, che non abbiamo la tua tempra, almeno questa promessa di non dimenticarci siamo in grado di fartela, mentre ti ringraziamo in questo triste momento per la tua famiglia, che abbracciamo da lontano, per il paese di Ronco, per l’A.N.P.I. e per tutti gli antifascisti.
Per il Comitato provinciale biellese A.N.P.I.
Luciano Guala
Il Coordinamento Nazionale Donne ANPI condanna con fermezza gli attacchi mediatici che in queste ore sono stati lanciati, soprattutto attraverso i social, alla giovane cooperante italiana Silvia Romano, da pochissimo liberata dopo un sequestro durato un anno e mezzo. Sono attacchi non solo razzisti, ma anche e soprattutto sessisti. Mai, in passato, per ostaggi uomini liberati grazie ad un pagamento (alcuni poi anche convertiti ad altre religioni), c’è stata una così violenta aggressione e un tentativo così marcato di delegittimazione. Sotto accusa il modo di vestire di Silvia, la conversione, il riscatto, persino la sua felicità per il ritorno a casa e il suo sorriso. Silvia resta una giovane donna coraggiosa e generosa che si è messa al servizio dei bambini di un orfanotrofio in Kenya. Un meraviglioso esempio di solidarietà e altruismo, valori fondamentali del vivere civile. Silvia resta una donna libera in tutte le scelte personali, intime e pubbliche. Suscita in noi tutte, e nella maggioranza delle italiane e degli italiani, una grande ammirazione e gratitudine per l’attività di volontariato concreto, per come ha resistito alla lunga prigionia, per la forza e la risolutezza che ha dimostrato e continua a dimostrare. Noi antifasciste e resistenti siamo state felici di averla rivista viva .- grazie all’impegno del Governo – e abbracciare commossa i genitori, la sorella, la famiglia e quanti volendole bene l’aspettavano con ansia. All’affetto, alla felicità e al sollievo di quella famiglia, si aggiunga il nostro grande abbraccio.
Il Coordinamento nazionale donne ANPI
13 maggio 2020
Quest’anno celebreremo una Festa della Liberazione diversa dal solito, per la situazione che sta vivendo il nostro Paese dovuta al contagio del Covid-19.
Alla drammatica conta dei decessi e dei contagiati di oggi si aggiungeranno, è facile prevedere, gli effetti della perdita del lavoro e della produzione, e una crescita della povertà in ampi strati della popolazione che fanno presagire una ripresa molto lenta a condizioni di vita migliori.
La celebrazione del 25 Aprile non potrà essere pubblica in seguito alla disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri che prevede che la deposizione delle corone ai monumenti dei Caduti debba essere compiuta dal solo Sindaco, senza altre autorità e senza pubblico per evitare assembramenti.
Il Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia auspica che la deposizione delle corone ai monumenti e dei fiori alle lapidi dei Partigiani e Civili uccisi avvenga in ogni Comune, come da consolidato atto dovuto di omaggio a chi ha fondato la Repubblica e la sua Costituzione.
Comunque dobbiamo celebrare la Liberazione: non solo come atto di memoria, ma soprattutto come monito per la difesa della nostra libertà.
La manifestazione di quest’anno sarà nazionale e sarà online, pertanto aderiamo all’evento organizzato da ANPI nazionale che si svolgerà in streaming: sabato 25 aprile, alle ore 15:00 – l’ora in cui da tradizione partiva a Milano il Corteo nazionale – ANPI invita ad esporre la bandiera tricolore e ad affacciarsi ai balconi per cantare Bella ciao.
Facciamo nostro l’appello #iorestolibero e invitiamo tutti gli antifascisti ad attivarsi connettendosi a https://www.25aprile2020.it/ e a trovare altre forme creative per festeggiare in modo virtuale il 75.mo anniversario della Festa della Liberazione, che rimane col suo significato anche se ora assume su di sè il senso di dar vita ad una Rinascita del Paese.
Ora e sempre Resistenza!
25 APRILE 2020
75^ ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
“Per Sala una festa ricordata da 74 anni, ininterrottamente, dalle amministrazioni comunali in collaborazione con la locale sezione dell’A.N.P.I.
Causa corona-virus purtroppo non sarà svolta la cerimonia al Monumento dei Caduti ma alle ore 10:00 il Sindaco depositerà la corona d’allora con gonfalone comunale e gagliardetto A.N.P.I.
Pertanto vi invito ad una settimana di riflessioni, in ricordo del sacrificio perpetrato da partigiani, staffette, giovani che scelsero da che parte stare per garantirci democrazia e libertà, quella a noi oggi vietata da un virus.
Viva la Resistenza, viva la Liberazione e Sala Alè!”
Roberto Blotto, sindaco di Sala Biellese Paese della Resistenza