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Nespolo: “I partigiani lottarono per rinascere così come noi stiamo facendo oggi”

Aprile 9th, 2020

La Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo, intervistata da repubblica.it sul 25 APRILE

La presidente dell’Associazione partigiani, visto il divieto di assembramento, lancia un flash mob invitando a cantare Bella Ciao dai balconi. E aderisce all’appello “#io resto libero”

 

Carla Nespolo è la presidente dell’associazione dei partigiani. Di Alessandria, 77 anni, ex parlamentare del Pci e del Pds, è la prima donna a guidarla e la prima a non avere direttamente preso parte alla Resistenza. Presidente Nespolo, la  piazza e i cortei dell’Anpi per il 25 aprile sono diventati quest’anno un’altra cosa. L’Anpi ha passato la mano?
“La situazione è condizionata dall’emergenza coronavirus. Non possiamo fare assembramenti, non possiamo andare in piazza. Se però non c’è fisicamente la nostra presenza collettiva, ci sono ugualmente i nostri cuori partigiani e antifascisti. Questa è una sfida e un impegno per tutti: nonostante la “separazione”, resta la grande comunione di valori e di speranze. Prima di tutto quindi, voglio ribadire che il prossimo 25 aprile non ci saranno assembramenti: tutti lo devono sapere e rispettare, perché è nell’interesse della salute pubblica”.

Come si svolgerà quindi il 75° anniversario della Festa della Liberazione nel 2020 dell’emergenza sanitaria?
“Intanto davanti ai più importanti monumenti della Resistenza un fiore o un fazzoletto partigiano ci saranno. E parleranno per tutti. Vorremmo che il presidente di ogni sezione Anpi con ciascun sindaco o un altro rappresentante delle istituzioni, due persone al massimo, facessero questo omaggio”.

E nessuna celebrazione popolare?
“Chiediamo che alle 15 del 25 aprile da ogni balcone antifascista si cali una bandiera dell’Anpi e una dell’Italia e si canti “Bella ciao”. Non possiamo scendere in strada, ma possiamo cantare dalle nostre case, suonare, recitare, unire le nostre voci. E insieme alle voci fare sentire la nostra riconoscenza verso chi ha sacrificato tanto per darci la libertà e la Costituzione repubblicana. Che sia un impegno per l’oggi e per il futuro. I partigiani lottarono per rinascere così come noi stiamo facendo oggi. E ci salveremo tutti insieme se sapremo stare tutti insieme”.

Lei è tra i promotori dell’appello 25aprile2020#iorestolibero con diretta streaming e iniziative dalla grande piazza virtuale, firmato da molte personalità da Eugenio Scalfari a Gustavo Zagrebelsky, da Vasco Rossi a Ferruccio de Bortoli, a cui si acompagna una raccolta fondi per Caritas e Croce Rossa.
“Una bellissima idea. Sono 1.400 i firmatari e molti altri mi auguro se ne aggiungeranno, si uniranno a noi, di diversa opinione politica, esperienza sociale ed età. Tutti a difesa della Costituzione e per onorare il 75° anniversario della lotta di Liberazione e, con le donazioni, per guardare a chi ha meno, è più a disagio e ha più difficoltà a vivere. Perché c’è una emergenza sanitaria e una emergenza sociale. Come Anpi siamo contenti di essere parte di questo progetto e ci auguriamo che sia sostenuto con almeno due euro da tantissimi”.

Sarà anche per un giorno una spallata alla solitudine del confinamento da coronavirus?
“Certo. Un insegnamento che ci viene dalla lotta partigiana, e che più che mai vale in questo straordinario 25 aprile, è che libertà e giustizia sociale camminano insieme. E’ fondamentale oggi che – mentre ringraziamo medici e operatori sanitari per la battaglia e il sacrificio che stanno sostenendo –riconosciamo la grande importanza del servizio sanitario nazionale pubblico. E’ un bene prezioso che va salvaguardato e potenziato. Perciò tante sezioni Anpi stanno donando al servizio sanitario”.

E’ anche un momento di riscoperta questo?
“E’ una grande prova morale quella che ci aspetta e che stiamo vivendo. In questa società che sembrava correre il rischio del razzismo e dell’egoismo, invece tra le persone si stanno trovando filoni di solidarietà. Lo slogan iorestoacasa va considerato una sfida per trovarsi domani in una diversa e più alta socialità”.

Non vede pericoli per il “dopo”?
“L’attenzione deve essere a non deviare dalla strada tracciata dalla Costituzione che ci consente di affrontare anche le più gravi emergenze, senza abbandonare le regole democratiche. Le istituzioni tutte devono funzionare sempre e al meglio. Ciascuno in questa vicenda sta portando tanto della propria umanità e moralità. Vorrei ringraziare l’artista Ugo Nespolo  che ha donato un bellissimo manifesto su cui è impressa la parola-chiave: Rinascere. Oggi come allora”.

Tra i promotori dell’appello per la Liberazione non c’è nessuna organizzazione politica. E’ un segnale?
“L’appello è promosso da persone. Note, meno note, non ci sono organizzazioni, né sigle. Con una eccezione. La parola “partigiano” accanto ai nomi dei partigiani, da Lidia Menapace a Aldo Tortorella a Carlo Smuraglia e tanti altri”.

Una popolazione di anziani è stata martoriata dal coronavirus.
“Un grande dolore. Ho apprezzato il presidente Mattarella anche sul tema del rispetto degli anziani e del valore della memoria. Senza cura e rispetto degli anziani un paese priva se stesso della memoria, della propria storia e del futuro”.

 

 

 

 

 

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“RINASCERE”: il manifesto ANPI per il 25 aprile

Aprile 9th, 2020

In occasione del 75esimo anniversario della Liberazione il Maestro Ugo Nespolo ha realizzato e donato all’ANPI un manifesto con la parola d’ordine: RINASCERE.

La Festa della Liberazione come Festa della ripartenza per tutti gli italiani.

 

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Il 25 aprile, Bella ciao in ogni casa

Aprile 9th, 2020

La nostra proposta: il 25 aprile alle ore 15 facciamo sentire, in musica, dai balconi, dalle finestre, la forza della Liberazione, della Costituzione, dell’unità. In particolare, per questo tempo

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CHIAMATA ALL’UNITÀ CREATIVA

Marzo 17th, 2020
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ANNULLATA LA CERIMONIA COMMEMORATIVA DEL 75^ ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DI SALUSSOLA

Marzo 6th, 2020

Si riporta il D.P.C.M. 04 marzo 2020 – emergenza Coronavirus

Art 1 b “sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Art 4 “le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data di adozione del medesimo e sono efficaci, salve diverse previsioni contenute nelle singole misure, fino al 3 aprile 2020.”

Pertanto la manifestazione è annullata.

Nel rispetto della memoria di questa giornata verranno comunque depositate in via ufficiosa dal Sindaco le corone d’alloro presso la Piazza del Municipio.

 Comune di Salussola

 

 

 

 

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DOMENICA 8 MARZO 2020 – COMMEMORAZIONE DEL 75^ ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DI SALUSSOLA

Marzo 3rd, 2020

Salussola 2020

 

 

 

 

 

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CONUNICAZIONE IMPORTANTE: RINVIATA LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME “SUD E RESISTENZA”

Febbraio 23rd, 2020

In ottemperanza alle disposizioni sanitarie che sospendono in Piemonte tutti gli eventi e le manifestazioni di ogni genere, all’aperto e al chiuso, che prevedono l’assembramento di persone, la presentazione del libro Sud e Resistenza – in programma martedì 25 febbraio p.v. alle ore 18:00 a Villa Schneider – è rinviata a data da definire.

 

 

 

 

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«…PER ME, NON POTEVA CHE ESSERE COSÌ»

Febbraio 21st, 2020

Saluto a Vanda Canna
del Comitato Provinciale di Biella dell’ANPI.

Con la passione che metteva in tutto ciò che faceva, Vanda fu una dirigente molto attiva dell’ANPI provinciale di Biella, che, come si può ancora intravvedere sul labaro che abbiamo portato qui oggi, all’epoca comprendeva anche la Valsesia. Le sue traversate sulle nostre montagne le aveva permesso la conoscenza di Partigiani e Staffette che non conosceva confini. Cosa possiamo dire qui di te Vanda? Come sempre succede in situazioni come questa, la figura e gli atti della persona che vogliamo salutare per l’ultima volta si accavallano nei nostri pensieri in un insieme di ricordi, di momenti vissuti insieme, di affetti, di esperienze che sono molto difficili da districare. Raccontare Vanda a chi non l’abbia conosciuta è un compito arduo: condivido con voi il dilemma se sia stata donna di una straordinaria normalità, o non piuttosto di una normale straordinarietà.

Di certo non è stata semplicemente una Staffetta Garibaldina. Lo capivamo quando, ospite a casa sua a Borgosesia, ci vedevamo accolti dall’effigie bronzea di Matteotti che sembrava prenderci per mano per introdurci nel Novecento migliore. Dentro quel salotto, con l’immancabile gatto, fra quelle vetrate Liberty, noi ci sentivamo così inadatti ed insignificanti di fronte agli eventi storici che Vanda e le persone come lei avevano vissuto in prima persona, diventandone protagonisti, a volte loro malgrado. Capivamo come fosse ancora colpevolmente in ombra il valore, la forza delle donne all’interno della Lotta di Liberazione, che combattevano su più fronti: la cura e l’assistenza dei Partigiani e dei familiari, la conservazione del proprio lavoro, l’attività di staffetta, fino in tanti casi alla latitanza.

Vanda ci sorprendeva tirando fuori il suo diario, un piccolo quaderno prezioso, e partiva con i suoi racconti, e non la si poteva più fermare, come un fiume in piena, come la büra. Ma a differenza della büra, dove l’acqua è scura, e trasporta ogni genere di detriti, le parole in piena di Vanda erano sempre limpide, e si poteva vederne il fondo: Aranco, Alpe del Frà, Cellio, Castagneia, L’Artignaga, Donato, Baltigati di Soprana, l’Oro della Lamma disegnavano quelle geografie che Calamandrei ci ha invitati a conoscere, e noi cerchiamo di far riscoprire. Parole che riempivano un universo di scarponi, di biciclette, di messaggi, di fame e di freddo in nascondigli impensabili. Parole da cui non si alzava mai l’odore acre del fango, dell’odio e meno che mai della vendetta.
Inevitabilmente emergeva la fìgura di suo padre, Antonio, il Sciur Togn, come ci diceva e spero di nominarlo correttamente, materassaio socialista che fu costretto a lasciare la natia Milano per motivi politici, e della mamma, mondina di Cerano nel Novarese, venuta a Borgosesia operaia nella Manifattura. Ci raccontava di Miliuccia, la prima staffetta garibaldina di Moscatelli, e del fratello Beppe che accompagnava gli ex-prigionieri di guerra da Jocu Chiara, guida alpina di Alagna che li aiutava ad attraversare il Monte Rosa per riparare in Svizzera. Ed anche del suo triplice nome Vanda Desdemona Zemira, di cui ci pare andasse molto fiera, nonostante si schermisse nel dirlo. Inevitabilmente, di qualsiasi argomento si parlasse, si finiva sempre sulle storie dei Partigiani Georgiani, del mitico Pore Mosulishvili, conosciuto a Coggiola, che fu catturato a Lesa sul Lago Maggiore, e del suo legame forte con la Georgia che non si è mai spento. Ce lo ricordò ancora alla fine dello scorso ottobre nell’ultimo incontro che avemmo con lei. Non so per quale fatalità, ma non posso non pensare al fatto che fra poco Vanda nel suo ultimo viaggio passerà proprio dalle parti dove Pore trovò la morte.

Una seconda Resistenza di Vanda può essere definita la sua inesausta attività nelle Scuole del Biellese e del Vercellese. Trovava sempre la forza e l’energia per andare dagli studenti a raccontare la sua vicenda, catturando attenzione e suscitando riflessioni. Generazioni intere di ragazzi e di ragazze sono state letteralmente calamitate dalle sue parole, dal suo porsi in modo anti-eroico. A chi le chiedeva perché scelse di essere una staffetta, una combattente, rispondeva con una semplicità disarmante: “Per me, non poteva essere che così”, ma detto con orgoglio e consapevolezza estrema, e non con la rassegnazione che una lettura superficiale potrebbe far supporre. E poi, a chi le chiedeva del rapporto fra la violenza e la lotta armata, dopo un attimo di silenzio il suo sguardo si faceva severo ed affermava “Non sono mai stata d’accordo con chi diceva che bisognava ammazzarli tutti, non ho mai sopportato le armi e non le ho mai usate: abbiamo lottato per poter ragionare, per poter parlare”.

L’ANPI di Biella, chi ti ha conosciuta, ti saluta così, Vanda, con una parola sola, e tu sai quanto sia difficile per noi e per me pronunciarle in questo giorno di febbraio: grazie!
Per Comitato provinciale Biella ANPI
Luciano Guala

Borgosesia, 20 febbraio 2020

V. Canna

 

 

 

 

 

 

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SUD E RESISTENZA: STORIE MAI RACCONTATE

Febbraio 20th, 2020

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A “PIC”, CHE SAPEVA ENTRARE DENTRO LA STORIA

Febbraio 13th, 2020

Abbiamo appreso della morte di Luigi Moranino “Pic” ai primi di febbraio, comunicata a funerali avvenuti. Era nota la sua riservatezza, e l’assoluta assenza di ogni tipo di protagonismo del suo carattere.

Nato nel 1925 iniziò ad “essere partigiano”, e non solo a farlo, con i compagni del suo paese di Tollegno, che formarono le prime bande sul Monte Cucco. Nonostante la giovane età, in breve tempo conquistò ruoli di primaria importanza.

Una tappa fondamentale che segnò un punto di svolta nel partigianato locale fu quella di Rassa, nel tragico 13 marzo in cui persero la vita diciotto Partigiani, fra cui una donna, Nella Pastorello. Lui ne fu testimone e riuscì a salvarsi, e, dopo la discesa in pianura ed il successivo ritorno in montagna, raggiunse il prestigioso ruolo di vice commissario politico della 2.a Brigata, a riprova della sua preparazione e della sua autorevolezza fra i combattenti.

A guerra conclusa, seppe coniugare la teoria della sua visione del mondo con l’impegno quotidiano, come militante del Partito Comunista Italiano, e come dirigente dell’ANPI Provinciale, quando ancora comprendeva Biellese e Valsesia.

A metà degli anni Novanta assunse pure la carica di vice-presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese ed in Valsesia, con il quale collaborò per lunghi anni.

Ha pubblicato diversi libri sulla Resistenza, collaborato alla rivista l’Impegno, ed ha anche curato il volume “Le donne socialiste nel Biellese 1900-1918”, a dimostrazione della sua grande curiosità intellettuale, della sua sete di conoscenza e della capacità di trasmetterla. La sua figura, la serietà del suo sguardo, il suo attraversare la città con la sua inseparabile bicicletta rossa mentre si reca alla Biblioteca quotidianamente per leggere i giornali e continuare le sue ricerche/studi sul Movimento operaio e sul Partigianato ci restituiscono l’immagine di una persona che non si fermava alla superficie ma voleva e sapeva entrare con la propria intelligenza all’interno di quel fenomeno così complesso, difficile ed inesplorato che è la Storia.

A noi piace ricordarlo quando il 28 aprile 2016 venne alla consegna della Medaglia della Liberazione: fu quella l’ultima irripetibile occasione in cui si ritrovarono compagni che condivisero momenti difficili, ma che diedero forma e sostanza alla nascente Costituzione ed alla nostra Repubblica.
E ci torna alla mente quella volta in cui, emozionati, ci recammo con lui, crediamo per l’ultima sua volta, a Rassa, qualche anno fa. La cosa che colpì fu vedere nei suoi occhi la tristezza come se quella strage fosse avvenuta da poco. Era profondamente legato a tutti i Caduti della Lotta di Liberazione, ma per alcuni conservava ancora un dolore acuto e presente, senza tempo.

Ricordiamo in particolare la sua amicizia e il suo attaccamento per “Okai” (Antonio Botta), uno dei caduti durante la battaglia all’Alpe Oro di Trivero, sulle pendici del Bocchetto Sessera. Il non dimenticare comporta anche che il dolore non si attenui mai. Fu di poche parole anche allora. Il nostro abbraccio alla moglie ed alla figlia.

A lui, non rimane che dire: grazie!

Per ANPI provinciale

GianFranco Barile – Luciano Guala

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